29) Spitz. L'oggetto precursore .
Ren A. Spitz (Vienna 1887-Denver 1974) studia la genesi della
relazione madre bambino (o rapporto oggettuale) e ne individua
le tappe evolutive: da uno stato iniziale di non-differenziazione
(stadio preoggettuale) in cui il neonato non riesce a distinguere
il suo corpo dall'ambiente esterno, si passa allo stadio
dell'oggetto precursore - descritto in queste pagine - in cui il
bambino comincia a reagire con il sorriso al volto umano; si
tratta di una risposta a una Gestalt -segnale (cio a un insieme
percettivo riconosciuto come segnale) e non ancora di risposta a
una persona, riconosciuta come tale. Non si pu quindi parlare
ancora di rapporto oggettuale, ma questa capacit di rispondere al
segnale del volto umano costituisce il presupposto per
l'instaurarsi - dopo l'ottavo mese - di una vera e propria
relazione sociale con la madre, percepita come persona diversa
dall'estraneo.
R. Spitz, Il primo anno di vita del bambino (1958).
L'interesse esclusivo che il lattante manifesta nel secondo mese
per il viso umano, preferito ad ogni altro oggetto che lo
circonda, si cristallizzer al terzo mese in una reazione di forma
particolare e specifica. La maturazione corporea e lo sviluppo
psichico sono progrediti sufficientemente per permettere al
lattante di attivare i suoi mezzi fisici al servizio delle sue
esperienze, in forma di risposte psichiche. Risponder cos
prontamente col sorriso al viso dell'adulto, al quale aveva gi
assegnato in precedenza un interesse speciale, un posto
privilegiato nella globalit del suo ambiente. Si tratta, per cos
dire, della prima manifestazione attiva diretta ed intenzionale,
il primo debole segno del passaggio dalla passivit completa ad un
comportamento attivo, che va progressivamente aumentando.
Il lattante reagisce col sorriso al viso umano a condizione che
l'adulto gli presenti il viso di fronte, in modo che gli occhi
siano ben visibili; inoltre il viso deve essere in movimento. Poco
importa che il movimento sia costituito da un sorriso, da un
accennare della testa o altro ancora. In questo periodo nessun
altro oggetto, il nutrimento incluso, provoca questa risposta. Se
a quest'epoca si presenta il poppatoio pieno di latte al lattante
allevato artificialmente, si noter spesso un cambiamento nel suo
comportamento. I bambini in un periodo pi avanzato del loro
sviluppo smettono di agitarsi; a volte fanno con la bocca dei
movimenti di suzione, altre volte tentano di portare le braccia al
poppatoio. Non si osserva mai il sorriso. Bambini meno sviluppati
non modificheranno minimamente il loro comportamento, tuttavia
alla stessa epoca questi bambini rispondono con un sorriso al
sorriso dell'adulto.
Ho descritto questa reazione in una monografia, pubblicata sotto
il titolo The Smiling Response (La risposta del sorriso).
In questa ricerca ho esaminato 147 bambini dalla nascita fino ad
un anno. Sono giunto alla conclusione che non  giustificato
affermare che la percezione del volto umano e la risposta del
sorriso a questo, al terzo mese, siano una vera relazione
oggettuale. Questo perch ho potuto stabilire che ci che il
bambino percepisce non  un partner, n una persona, n un oggetto
ma solamente un segnale. E' vero che questo segnale  costituito
dal viso umano, ma le mie esperienze dimostrano che il segnale non
 costituito dalla totalit del viso, si tratta piuttosto di una
Gestalt privilegiata. Questa Gestalt privilegiata  costituita
dall'insieme: fronte, occhi e naso, il tutto in movimento. In
effetti questa risposta non  limitata ad un individuo, ad es.
la madre. A quest'epoca gli individui ai quali il bambino risponde
col sorriso sono intercambiabili. Non solo la madre, ma chiunque
altro pu provocare il sorriso, se sono rispettate le condizioni
prescritte per la realizzazione della Gestalt privilegiata. Per
queste ragioni chiamo questa configurazione Gestalt-segnale.
E' possibile fare un'esperienza assai semplice per convincersi che
si tratta di una Gestalt segnale, che fa parte del viso umano. Si
stabilisce un rapporto col lattante presentandogli il viso
sorridente e con movimenti della testa dall'alto al basso, cosa
che provoca nel bambino la risposta del sorriso. Se a questo punto
si volge lentamente il viso di profilo, continuando a sorridere e
a muovere il capo immediatamente il bambino cessa di sorridere.
Assume in generale un'espressione di estraneit; i bambini pi
sviluppati qualche volta cercano il secondo occhio nella regione
auricolare; i bambini pi sensibili sembrano subire uno choc. Di
fronte a questa reazione ci si rende conto pienamente che il viso
umano di profilo non  riconosciuto dal bambino, vale a dire che
questi non riconosce veramente il suo partner, ma solo la Gestalt
fronte-occhi-naso. Se questa Gestalt viene modificata, il cos
detto oggetto non  pi riconosciuto, perde cio la sua qualit
oggettuale.
Per queste ragioni abbiamo chiamato questa Gestalt oggetto
precursore. Infatti il bambino non riconosce nella Gestalt-segnale
le qualit essenziali dell'oggetto (cio quelle qualit grazie
alle quali l'oggetto soddisfa i bisogni e protegge); si tratta
invece di attributi non sostanziali. E' proprio questo che
distingue l'oggetto libidico dalle cose: l'oggetto libidico 
caratterizzato da qualit essenziali, ancorate alla sua genesi.
Queste qualit restano immutabili attraverso tutte le
vicissitudini, che trasformano gli attributi esteriori
dell'oggetto libidico. Al contrario le cose sono caratterizzate
dai loro attributi, e tutte le variazioni di questi attributi
ostacoleranno il riconoscimento della a cosa. La Gestalt-segnale
costituisce quindi un attributo che compete pi alle cose che
all'oggetto libidico, quindi un attributo effimero. Tuttavia, il
fatto che questo segnale  stato elaborato grazie alla genesi
delle relazioni oggettuali, gli conferisce una qualit che
trascende la cosa assicurandogli un posto nella genealogia
dell'oggetto libidico, che si sviluppa.
Si pu eseguire questa esperienza in modo pi marcato, presentando
al bambino una maschera di cartone.
Ho eseguito una serie di film in cui si dimostra che in
quest'epoca il bambino sorride sia alla maschera, sia al viso
umano, e che cessa di sorridere di nuovo quando si mostra la
maschera di profilo. Si tratta quindi di un segnale. Ma questo
segnale appartiene e deriva dal viso della madre:  legato alla
nutrizione, al senso di sicurezza; pi tardi si svilupper e
costituir un vero oggetto, la madre nella sua totalit. Per
questo ho chiamato questa risposta, limitata ad una parte del viso
umano, una relazione pre-oggettuale ed oggetto precursore il
segnale che viene riconosciuto.


3. L'oggetto precursore nella percezione.

Da quanto abbiamo esposto risulta un dato fondamentale: nel primo
anno la madre, partner umano,  l'intermediaria di ogni
percezione, di ogni azione, di ogni conoscenza. L'abbiamo
dimostrato per quanto concerne la percezione visiva; infatti
quando il bambino segue con gli occhi ogni movimento della madre,
quando arriva ad isolare, con l'aiuto del viso materno, una
Gestalt segnale,  grazie alla madre che riesce a separare dalle
cose caotiche e senza significato che lo circondano un elemento
che diventer sempre pi significativo.
Non intendo affermare che l'apparato percettivo non  ancora
sviluppato fisicamente. Forse lo , ma certamente non lo  dal
punto di vista psicologico ed il bambino non se ne serve ancora.
Il processo attraverso cui si isola la Gestalt-segnale fra le cose
senza significato  un esempio di questo apprendimento, della
transizione dallo stato in cui il bambino percepisce solo
affettivamente allo stato in cui percepisce in modo
discriminativo. I nostri film dimostrano in modo lampante come il
seno della madre, le sue mani, le sue dita offrano al bambino
tutti gli stimoli tattili per l'apprendimento della prensione e
dell'orientamento tattile; come il suo corpo ed i suoi movimenti
offrano al bambino le esperienze necessarie per l'equilibrio; non
 necessario aggiungere che la sua voce offrir al bambino gli
stimoli uditivi necessari alla formazione del linguaggio.
Aggiungiamo fra parentesi che la formazione del linguaggio e la
sua comparsa alla fine del primo anno costituiscono un fenomeno
complesso. Esso comprende da una parte la scarica energetica,
dall'altra la percezione. Il linguaggio  un fenomeno importante
che segna il passaggio del bambino da una passivit, nella quale
la scarica energetica serve a regolare gli stati di tensione
secondo il principio del piacere, alla comparsa dell'attivit, in
cui la scarica di energia pu diventare essa stessa motivo di
piacere. Con questo progresso l'attivit diventa uno dei fattori
di sviluppo, nella forma rudimentale dell'attivit ludica. La
vocalizzazione del bambino, che inizialmente serve come scarica
pulsionale, si trasforma a poco a poco in gioco ed il bambino
ripete i suoni che ha prodotto. Ora il bambino gode della scarica
motoria quando riproduce i suoni che ha percepito. E'
un'esperienza nuova; ripetendo, il bambino fa eco a se stesso. E'
la prima imitazione acustica. Qualche mese pi tardi il bambino
assumer lo stesso comportamento per i suoni che udr dalla madre.
Si pu osservare qui in dettaglio la transizione dallo stato
narcisistico, durante il quale il bambino prende se tesso per
oggetto, allo stadio oggettuale. Infatti quando il bambino fa eco
ai suoni ed all parole emesse dalla madre, ha sostituito
all'oggetto autistico della propria persona, la persona della
madre, oggetto del mondo esterno.
Questa successione costituisce la base anche degli altri aspetti
delle relazioni oggettuali nascenti. Infatti la ripetizione dei
suoni emessi dal bambino e, pi tardi, di quelli emessi dalla
madre, si trasformer impercettibilmente in una serie di segnali
semantici.
R. Spitz, Il primo anno di vita del bambino. Genesi delle prime
relazioni oggettuali,
Giunti-Barbera, Firenze, 1972, pagine 22.27.
